ROMA – I rapporti tra ambienti della criminalità romana e figure riconducibili alla ’ndrangheta calabrese emergono in diversi passaggi della nuova ordinanza dell’inchiesta “Roma Diabolika”, che ha portato a sette arresti e ad altri sviluppi investigativi sull’omicidio di Fabrizio Piscitelli, detto “Diabolik”. Tra gli episodi richiamati dal Gip di Roma Livio Sabatini figura quello relativo a Bruno Gallace, indicato negli atti come esponente apicale dell’omonima famiglia originaria di Guardavalle, nel Catanzarese, e radicata da anni nell’area di Anzio e Nettuno.
Secondo la ricostruzione contenuta nel provvedimento, Gallace si sarebbe rivolto a Michele Senese per favorire la soluzione di un contrasto con Giuseppe Molisso, detto “Barba”. L’episodio risalirebbe al periodo compreso tra il luglio 2011 e il febbraio 2012, quando Senese si trovava nella comunità Sant’Alessandro.
Il presunto ruolo di Senese
Nelle carte viene attribuito particolare rilievo al fatto che, secondo l’ipotesi investigativa, sarebbe stato proprio Gallace a rivolgersi a Senese. Il Gip considera l’episodio indicativo del ruolo e del prestigio criminale attribuiti al boss romano nell’ambiente criminale della Capitale.
L’ordinanza richiama inoltre la posizione attribuita a Gallace nell’ambito di precedenti procedimenti, descrivendolo come soggetto di vertice della famiglia criminale calabrese presente nell’area del litorale romano. Le qualificazioni contenute nel provvedimento restano naturalmente parte della ricostruzione giudiziaria e devono essere valutate nell’ambito dei relativi procedimenti.
Il collegamento con Diabolik
Il nome di Gallace compare anche in un altro passaggio relativo a Fabrizio Piscitelli. Secondo quanto riportato negli atti, lo stesso “Diabolik” avrebbe cercato protezione nell’area di Anzio e si sarebbe rivolto a persone riconducibili all’ambiente della famiglia Gallace.
Il quadro descritto dall’inchiesta mette quindi in relazione diversi ambienti criminali operanti tra Roma e il litorale laziale, con collegamenti investigativi che coinvolgono anche esponenti riconducibili alla ’ndrangheta calabrese.
Le ricostruzioni contenute nell’ordinanza rappresentano ipotesi investigative e valutazioni giudiziarie. Per tutti gli indagati vale il principio di presunzione di innocenza fino a sentenza definitiva.



